martedì 30 ottobre 2012

Ciao - Bye


Finisce così,
    il silenzio si spande,
    gli sguardi si abbassano,
    la tua anima si alza.

Ora sei libero,
    niente più ostacoli,
    sorridi sereno,
    riposa in pace.



lunedì 29 ottobre 2012

Davanti ai fatti importanti della vita… - In front of the important things of life...


C'è chi non si scompone, incassa il colpo e procede,
c'è chi vacilla, dubita di potercela fare ma ci prova,
c'è chi depone le armi e si arrende,
poi c'è chi lavora su se stesso per conviverci.

Questi ultimi sono interessanti:
imparare a convivere con un dolore,
accostarsi al nemico per vanificarne la forza,
tenere un profilo basso e annullare ogni reazione…

Attendere sperando in un miglioramento,
senza agire per provocarlo,
osservare gli eventi,
stando fermi al proprio posto.

Prevalenza della mente sul cuore,
una idea razionale che insiste,
superando il naturale istinto
a mettersi autonomamente in salvo.

Fatalismo? Rassegnazione? Sopportazione?
Arrendevolezza? Remissività?
Come definire questo atteggiamento?
La funzione passiva sembra prevalere.

Accettare passivamente è pericoloso,
il rischio è di tollerare, accogliere,
giustificare e quindi approvare,
azzerando infine la tensione verso il cambiamento.

Le battaglie di chi affronta i propri mostri
sono tribolazioni che logorano,
meglio però la chiarezza di intenti
rispetto all'ambiguità di una quiete artificiale.



domenica 14 ottobre 2012

A un amico coraggioso - To a courageous friend


Non ti conosco bene ma so che sei un tipo tosto.
So che prendi la vita come una sfida continua,
so che ora stai lottando contro un nuovo avversario
e so che questa volta sarà una resa.

Ma tu saprai accettare anche questo,
con la forza e la dignità che hai sempre avuto.
E quando sarà il momento assoluto,
ci stupirai ancora prendendo la ricorsa prima del balzo.



martedì 9 ottobre 2012

La consapevolezza - Awareness


Quando vivi sei sempre preso dalle cose,
Corri e pensi a correre,
La vita ti accompagna e ti asseconda,
E tu senti che non può che essere così.

Quando ti ammali tutto immediatamente perde senso,
Fermi la corsa e pensi,
La vita ti sembra meno scontata e amica,
E tu senti che non può essere così.

Poi c'è un momento preciso,
Dove senti che sei in bilico,
Di qua si vive, di là no,
La vita contro la morte.

In quel momento di buio e silenzio ti fai tante domande,
E se me ne vado? Cosa resta di me?
Qual è il segno del mio passaggio?
Che vita ho vissuto? Sono stato giusto?

Quando ti avvii alla guarigione senti il rumore della vita che riparte,
Le ossa e i muscoli si risvegliano,
Gli occhi scoprono un nuovo orizzonte,
E la speranza ti scalda forte il petto.

Fai qualche passo oltre il baratro,
Le tue gambe ora ti reggono bene,
Guardi indietro: il tuo passato e i tuoi errori,
Poi avanti: il tuo futuro e una nuova strada.

Non hai più dubbi: prosegui,
Ma ora non sei più solo,
Hai una nuova compagna,
Si chiama consapevolezza.

La vita oltre la morte è diversa,
E' una vita consapevole,
E' più saggia e ponderata,
Non necessariamente più facile.

venerdì 28 settembre 2012

Ho portato il culo a casa! - I brought my ass home!


Quando ero un ragazzo suonavo la fisarmonica in un gruppo folk.
Giravamo accalcati in un furgone imbottito di strumenti musicali facendo spesso anche parecchia strada.
Alla fine delle serate, dopo avere smontato tutto, il furgone ci riportava al punto di ritrovo.
E da lì ciascuno di noi tornava a casa con la propria auto.
Mi ritrovavo, giovanissimo, a guidare a notte fonda, distrutto dalla fatica, arrancando per tornare tutto intero.
E quando finalmente svoltavo sulla via di casa dicevo fra me e me: "Ho portato il culo a casa!".

Poi venne il giorno della partenza per il servizio militare.
Per non gettare un anno alle ortiche scelsi di fare uno sforzo in più e mi iscrissi al corso Allievi Ufficiali di Complemento: cinque mesi di corso a Roma (marce, esercitazioni, guardie al Quirinale, ...), e poi altri dieci mesi di servizio da Sottotenente a Bellinzago in provincia di Novara (prontezze operative, campi, simulazioni di guerra, ...).
Il giorno del mio congedo, a fine periodo, ero stanchissimo: ero appena smontato da un servizio di picchetto.
Ero in macchina e guidavo indossando ancora la divisa da combattimento.
E di nuovo svoltando sulla via di casa dissi fra me e me: "Ho portato il culo a casa!"

Mi misi a fare il rappresentate. Vendevo telefoni cellulari quando ancora erano prodotti di avanguardia.
Nelle case c'erano i telefoni grigi della Sip e io avevo un nuovissimo apparecchio trasportabile Panasonic che era grande come un dizionario.
Quando chiesi quale zona geografica avrei coperto mi risposero: l'Emilia Romagna!
E allora presi a spazzolare l'autostrada fra Piacenza e Cesena macinando centinaia di chilometri ogni giorno.
Tutte le sere il viaggio di ritorno era una lotta contro i colpi di sonno.
E svoltando, finalmente, sulla via di casa dicevo fra me e me: "Ho portato il culo a casa!"

Poi venne la leucemia. Dalla sera alla mattina mi ritrovai in ospedale in fin di vita.
Mi imbottirono di farmaci. Mi fecero la radio terapia e diverse chemio.
Subii il trapianto di midollo e i tremendi effetti dell'aplasia midollare.
Il giorno delle dimissioni pesavo 55 kg e faticavo a reggermi in piedi.
Mia moglie mi accompagnò con la macchina.
E ancora una volta, svoltando sulla via di casa dissi fra me e me: "Ho portato il culo a casa!"

mercoledì 26 settembre 2012

Il "dopo" - After


Al day hospital oncologico...

Arrivo più tardi del previsto: sono quasi le otto del mattino.
La sala d'attesa è piena... al banco ritiro il numero del mio turno: 104...
Tendo l'orecchio... "Il signore con il numero 12 è atteso in sala prelievi"... ecco, siamo solo al 12... sarà lunga...
Cerco una sedia... trovo posto in un angolo.

Accanto a me una signora anziana al telefono... "... ciao Luisa... sì sono qui dalle sette... eh, stanotte non ho dormito... mi fa male la schiena... sì ho preso l'Aulin...  perché? no, la dottoressa mi ha detto l'Aulin... come? La caviglia? Adesso la muovo bene... sì Luisa, non stare in pena, arriviamo... ecco Gino... ha fatto il prelievo, vado da lui, ciao..."

Poco oltre, un uomo discute con la moglie: "Ti dico di no! Non ci andiamo al mare da tua madre..." Lei: "Abbassa la voce! ... ma perché sei così testardo?" e lui: "E' un mese che te lo ripeto... non ci andiamo e basta... dove vai?"
La moglie, con uno scatto si alza, lo guarda e gli fa: "Vado a prendere da bere! Tu adesso ti calmi altrimenti me ne vado!" e si allontana puntando i tacchi con passi nervosi...

Due file di lato, una ragazza con la mascherina e un foulard a fiori per coprire la testa senza  capelli parla a bassa voce con sua madre: "Ieri la terapia, oggi il prelievo e l'aspirato... ormai passiamo più tempo qui in ospedale che a casa!"
Sua madre le risponde: "Sì, però sta andando tutto bene... vedrai che presto verremo meno spesso... Sistémati il foulard..." e con un movimento della mano le sposta il nodo di stoffa sulla nuca...

Arriva un signore decisamente sovrappeso: ha la barba e i capelli bianchi, disordinati e lunghi. Borbotta qualcosa ma non capisco... Indossa vestiti trasandati e scarpe da ginnastica slacciate. Gira cautamente su se stesso con piccoli passi... Dietro di lui scorgo un'altra persona. Ha l'aria di una ragazza ma è in età pure lei: capelli lunghi e grigi fino alle spalle, un gilet viola con una spilla a fiore, pantaloni bianchi sporchi e degli stivali di pelle consumati.
Lei lo accudisce amorevolmente con gesti dolci e sussurrandogli parole incomprensibili all'orecchio. Si siedono vicini e lui prende a giocare con il biglietto su cui è scritto il numero del turno...

Dalla porta della sala prelievi esce un signore sui settant'anni. Ha un passo elastico e veloce. Con una mano preme il tampone di cotone nell'incavo del braccio sinistro. Ha un'espressione fiera e mostra due file di denti allineati e bianchi...

In piedi, appoggiato a una colonna di cemento, c'è un uomo distinto dall'aspetto curato. Indossa un abito scuro con con una cravatta blu e belle scarpe di cuoio. Armeggia con il telefono cellulare leggendo con le labbra le lettere del messaggio che sta componendo...

Sullo sfondo due dottoresse attraversano l'ingresso chiacchierando allegramente. Hanno in mano il bicchiere di plastica con il caffè fumante della macchinetta. Le loro falcate sono lunghe e veloci e i camici bianchi svolazzano come mantelli... Una risata e spariscono inghiottite dalla porta del reparto...

Intanto l'altoparlante annuncia: "Il numero settantaquattro in stanza due"... un signore che parlava si interrompe e aggrotta la fronte: "Cos'ha detto?" ... parte la ridda delle ipotesi fra i presenti: "Ha detto sessantaquattro...", "No... era settantadue in stanza quattro"... poi uno alza la voce: "Ottantanove in stanza H!"
Io sorrido... Dopo qualche istante una infermiera apre la porta del reparto: "Settantaquattro, sette quattro in stanza due... dov'è il settantaquattro?"
Un signore molto anziano si alza con movimenti lenti e misurati. Richiude il giornale e raccoglie il cappello... il bastone scivola a terra facendo un gran fracasso, lui si abbassa al rallentatore e lo afferra... Poi con passo asimmetrico si avvia seguendo l'infermiera...

Un ragazzo con una maglietta stampata e i jeans a vita bassa ritira il proprio numero al banco d'ingresso e si guarda intorno per cercare un posto libero. Porta occhiali da sole e un cappellino rosso con visiera, scarpe sportive basse con lacci colorati e, stretto in mano, un telefonino che vibra insistentemente... finalmente risponde... "... oh Giò... c'è un casino di gente... eh... vai dalla Lu? ... ok dalla Lu... Giò, chiama Fede... ok... ciao... ciao..." ... individua una sedia e ci crolla letteralmente sopra stendendo una gamba di lato e ripiegando l'altra sotto la seduta. La guancia appoggiata su una mano e il telefonino nell'altra: il pollice già guizza sui tasti...

Il brusio di fondo si intensifica: adesso la sala d'attesa è davvero affollata. Quando l'altoparlante chiama un nuovo numero c'è una breve sospensione... poi le voci riprendono...

Guardo le facce della gente...  ci sono ragazzi, donne, uomini, anziani, stranieri... operai, impiegati, imprenditori, pensionati... Ciascuno di essi a un certo punto della vita ha incontrato un ostacolo e ha dovuto iniziare a combattere.
Alcuni hanno dovuto accettare nuove abitudini: medicine da prendere tutti i giorni, controlli periodici, fastidi fisici...
Altri devono prendere questi appuntamenti all'ospedale più seriamente... per sopravvivere...

Il pensiero ritorna ai miei giorni in reparto, quando anch'io lottavo per sopravvivere...
Magro, debole, senza capelli.... con tre infusioni contemporanee, un mal di schiena micidiale e le mucose devastate...
Mi chiedevo cosa sarebbe successo dopo... non riuscivo a immaginare come ci sarei arrivato al... "dopo".
Incapace di camminare, mangiare e parlare mi sembrava già tanto ogni sera poter aggiungere un altro giorno alla lenta conta quotidiana...

Il vocio si abbassa, ecco l'annuncio: "Il signore con il numero 104 è atteso in sala prelievi."... tocca a me.
Un momento... E' adesso! Improvvisamente realizzo che... mi trovo nel "dopo"!
Sono oltre le terapie, oltre il trapianto, oltre la lenta e penosa ultima risalita...
Ce l'ho fatta e sto bene, finalmente! Ora faccio solo i controlli...

Felice, alzo la manica della camicia e mi avvio verso la sala prelievi...

venerdì 21 settembre 2012

A Giovanni - To Giovanni


Ti do del tu, Giovanni, solo ora che non ci sei più.
Una confidenza che non mi ero mai permesso.
Tu, mio nuovo padre... Io, tuo nuovo figlio.
Le nostre belle passeggiate per caffè,
chiacchierando nell'aroma dolce della tua pipa...

Hai avuto una storia tormentata,
fra i tuoi doveri di giudice giusto
e le rivoluzioni della famiglia.
Fra una battuta di acuto spirito
e l'intenso amore per l'arte e la cultura.

Apprezzavi la vita con un velo di pessimismo,
la malinconia del curioso insoddisfatto del presente.
E avevi quel modo tutto tuo di rispettare la gente,
con l'amicizia sempre davanti a tutto.

Hai rinunciato ad assecondare il tuo mondo che cambiava,
rifiutando le storture che tollerava.
Un esempio di integrità morale,
che rifugge il compromesso.

Poi la vita è stata severa con te,
e ti ha inflitto una pena crudele.
Una malattia che annichilisce
e per la quale non c'era cura.

La prima cosa persa fu la parola,
la tua dote più brillante,
poi si fermarono le braccia...
e poi le gambe.

Giacevi disteso sul tuo letto,
e con gli occhi urlavi la tua disperazione.
Ma con un filo di vita nei polmoni,
spostando un punto invisibile su un alfabeto,
eri tu che chiedevi a me: "Come stai?"

Poi venne la notte più buia,
e la tua anima si liberò di quel corpo esausto.
Io piansi tutto il mio dolore,
da nuovo figlio ero un nuovo orfano.

Non ce l'ho con la morte perché ti ha preso,
ce l'ho con il destino che ha voluto che avvenisse in quel modo.
Sul rimpianto per averti dovuto lasciare
prevale l'onore di averti potuto incontrare.

Ciao Giovanni.